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Storia della Riflessologia P.re

GreenSaver

La Naturopatia come stile di vita

Inspired by Francesca Zucchelli, naturopata


Storia della Riflessologia plantare


Riflessologia Plantare


Il Dr. Harry Bond Bressier, fu il primo a compiere ricerche storiche sulla Riflessologia plantare e palmare, risalendo a sporadiche notizie in ogni tempo ed in ogni luogo. 

All'oriente si fa risalire la conoscenza del massaggio palmare e plantare a circa 5.000 anni fa. In India circa 4.000 anni fa furono scritti i primi "veda", in questi libri si può leggere che i medici, per arrivare ad una diagnosi osservavano accuratamente la mano degli ammalati. Anche in Italia, precisamente in Valcamonica, è stato ritrovato un graffito con un feto rappresentato nel piede risalente a 4.000 anni prima di Cristo.

A Sakkara, in Egitto, nella tomba di Akhmahor, è stata trovata una pittura murale raffigurante un medico che stimola le mani ed i piedi di un paziente. La traduzione dei geroglifici circostanti dice "non farmi male" e la risposta è "agirò in modo da meritare la tua lode".

Pare che anche i Maya e gli Inca usassero questa tecnica di Riflessologia. In America la Riflessologia è conosciuta e praticata da sempre dai Nativi americani come ad esempio dai Cherokee. Il "Clan dell'Orso" che vive alle pendici dei monti Allegheny usa la Riflessologia in una cerimonia sacra cui partecipano tutti, sia sani che ammalati. Anche il 20° presidente degli Stati Uniti James Abram Garfield (1831 â?? 1881) riscontrò notevoli miglioramenti, fino alla definitiva scomparsa dei dolori facendosi trattare con delle stimolazioni pressorie ai piedi. Nel 1500 lo scultore Benvenuto Cellini fu trattato con robuste pressioni sulle mani e sui piedi per guarire "diffusi dolori nel corpo". In Europa intorno al 1582 i medici Adamus e A'tatis, discussero di metodi simili alla riflessologia. In Germania il Dottor Alfons Cornelius guarì da dolori diffusi contratti a seguito di una forma infettiva piuttosto grave.

Nei primi anni del 1900, il dott. William M. Fitzgerald, otorinolaringoiatra del Connecticut scoprì che premendo su alcune zone del corpo poteva evitare di somministrare cocaina (allora usata come anestetico) per alleviare molte sofferenze dei suoi pazienti. Egli divise il corpo umano in 10 zone longitudinali che corrono lungo il corpo dalla cima della testa alla punta degli alluci. Il numero dieci corrisponde al numero delle dita delle mani e dei piedi ed ogni dito delle mani e dei piedi rientra in una zona. La teoria sostiene che le parti del corpo presenti all'interno di una determinata zona saranno collegate l'una all'altra per mezzo dell'energia che scorre dentro la zona stessa e possono perciò essere stimolate reciprocamente.

Allievi del dott. Fitzgerald furono il dott. J. Rilay e la sua assistente E. Ingham, quest'ultima approfondì il lavoro di Fitzgerald, dando il maggior contributo alla Riflessologia plantare moderna, separando il lavoro delle zone riflesse in genere da quello del piede, ed iniziando a costruire una mappa delle zone riflesse sul piede corrispondenti ai vari organi. Negli anni '60 alcune allieve della Ingham, come Hanne Marquardt in Germania e la Doreen Bayly in Gran Bretania, riportano la riflessologia in Europa.

In Italia, la Riflessologia plantare viene introdotta da Elipio Zamboni, massofisioterapista bergamasco diplomato riflessologo nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt. Zamboni negli anni successivi organizza corsi di Riflessologia plantare, approfondisce il lavoro della Ingham sulla mappatura del piede e fonda, nel 1987 la FIRP (Federazione Italiana Riflessologia del Piede). Successivamente molti ricercatori di tutto il mondo hanno portato notevoli contributi, alla Riflessologia plantare, scoprendo nuovi punti o addirittura nuove reti di riflesso, rendendo questa tecnica sempre più semplice ed efficace.

(tratto da Wikipedia)


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